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	<title>Paolo Bielli &#187; CRITICA</title>
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		<title>PAOLO BIELLI APNEA / ANNA COCHETTI</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 07:52:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[À rebours: Riflesso d&#8217;artista nello specchio del tempo&#8230;  “La vera ‘bellezza’ risiede nel rivelare il ‘vero aspetto della realtà’ e ‘la natura essenziale dei fenomeni’ della propria vita, un risultato molto più profondo e duraturo di qualsiasi apparenza esteriore” (Daisaku Ikeda) “Tempo verrà / in cui, con esultanza, / saluterai te stesso arrivato / alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>À rebours: Riflesso d&#8217;artista nello specchio del tempo&#8230;</p>
<p> “La vera ‘bellezza’ risiede nel rivelare il ‘vero aspetto della realtà’<br />
e ‘la natura essenziale dei fenomeni’ della propria vita,<br />
un risultato molto più profondo e duraturo di qualsiasi apparenza esteriore”<br />
(Daisaku Ikeda)</p>
<p>“Tempo verrà / in cui, con esultanza, / saluterai te stesso arrivato /<br />
 alla tua porta, nel tuo proprio specchio / e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro…”<br />
(Derek Walcott, Amore dopo Amore,<br />
 in Narciso, La passione dello sguardo, a cura di Sonia Macrì, 2020)</p>
<p> Appartato, un intenso foto-ritratto (1985) di un pensieroso artista da giovane – appena violato da rapidi segni di cancellature o, quasi, rimozioni – introduce lo sguardo del visitatore nel complesso percorso messo in scena da Paolo Bielli, artista visuale, performer, poeta, attraverso la giustapposizione di una ottantina di opere, a conformare una sorta di camera picta in cui volti e gesti, foto e spray, si riflettono gli uni negli altri, in quello che l’autore stesso evoca come “un silenzio assordante che ridefinisce la bellezza”.<br />
Di questa sua ricerca, risalente agli anni 1996/97, con una ripresa agli inizi degli anni 2000, annota Paolo Bielli: “ ‘Apnea’ non è solo un&#8217;esplorazione estetica, ma una profonda riflessione sulla vulnerabilità e la trasformazione… È un invito a guardare oltre la superficie, a riconoscere la bellezza nella mutazione e nella fragilità, anche quando questa si manifesta come una deriva verso l&#8217;autodistruzione”.<br />
Se “riflettere” può essere assunta come la parola-chiave su cui si fonda il fil rouge di &#8220;Apnea&#8221;, intanto come invito a una “profonda riflessione…a guardare oltre la superficie”; se, al tempo stesso, la stessa “riflessione…oltre la superficie” evoca la funzione degli specchi; un ulteriore latente livello di lettura può emergere dal valore semantico derivante dall’etimologia del verbo “riflettere”, quale voce dotta dal latino “reflectere”, che coniuga il significato di “ripiegare” con il “volgere “(flectere) indietro (re-)”. “Riflessione”, dunque, come un “volgere indietro”.<br />
Se ci si interroga sulle ragioni profonde che possano aver fondato la scelta di Paolo Bielli di proporre per questa personale un ciclo di opere attestanti una fase di ricerca risalente a tre decenni fa, sembra configurarsi qui, alle soglie della maturità, un percorso, un viaggio, un à rebours, in cui le immagini prelevate dalla moda, patinate, poi offuscate e distorte, di volti giovanili si pongono quasi come declinazioni di possibili autoritratti, una sorta di un molteplice riflesso d&#8217;artista nello specchio del tempo&#8230;alla ricerca della sua verità, invisibile oltre l&#8217;immagine rimandata dallo specchio.<br />
Con in più un “effetto Narciso” nello specchio del tempo: come se l&#8217;artista, prossimo alla maturità, riflesso nella perfezione di visi che furono bellissimi, si fosse, se non liberato, pacificato col fantasma di quel Narciso che si cela nell&#8217;io profondo, accettando che lo spray del tempo ne abbia rivelato la tragedia della fragilità.  Allo stesso modo che il “Narciso ormai ‘liberato’” di Rilke ritrova nel fondo degli “Specchi, spazi di tempo” la forma limpida del proprio volto, laddove, “il poeta-Narciso nell’universo misterioso degli specchi ricompone, infine, la propria figura.” (S. Macrì, cit).<br />
Mentre gli specchi stessi nella seconda Elegia duinese ricorrono come rappresentativi degli angeli, angeli simili a Narciso ma capaci di preservare l’unità del sé.<br />
Così come di un “angelo” è qui l’immagine di un volto, al tempo stesso inizio e fine del percorso.</p>
<p>Anna Cochetti</p>
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		<title>DAL FONDO Paolo Bielli</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 10:56:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sede AOC F58 &#8211; Galleria Bruno Lisi, via Flaminia 58 &#8211; Roma (metro A fermata Flaminio) Titolo Dal fondo Autore Paolo Bielli A cura di Andrea Iezzi Apertura giovedì 11 aprile ore 18,00 – 20,00 Performance ore 19,00 Durata Dall’11 al 17 aprile 2024 Orario dal martedì al venerdì dalle ore 17.00 alle 19.30 I [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sede		AOC F58 &#8211; Galleria Bruno Lisi, via Flaminia 58 &#8211; Roma (metro A fermata Flaminio)<br />
Titolo		Dal fondo<br />
Autore		Paolo Bielli<br />
A cura di	 Andrea Iezzi<br />
Apertura	giovedì 11 aprile  ore 18,00 – 20,00<br />
Performance	ore 19,00<br />
Durata		Dall’11 al 17 aprile 2024<br />
Orario		dal martedì al venerdì dalle ore 17.00 alle 19.30</p>
<p>             I collages con i pugili di Bielli iniziano nel 2017, sempre nel rapporto creativo con Enzo Mazzarella. Le immagini scelte dall&#8217;artista fanno parte di un repertorio di &#8220;anciens boxeurs&#8221;, fotografati tra la fine dell&#8217;800 e la metà del &#8217;900. Sono immagini in qualche misura &#8220;archeologiche&#8221;: gli interventi con inserti di colori le trasformano in scene leziose, nelle quali il cerchio, tracciato sull&#8217;immagine, rimanda alle antiche lezioni di Strazza.<br />
Nella galleria AOC F58, Bielli espone cinquanta opere, collage che assemblano antiche fotografie, incisioni, disegni e stoffa, con estrema libertà espressiva. Il camouflage di cui parlava Pancotto nel 2005 è diventato ancora più raffinato e accorto (come per la profondità suggerita nel titolo). L&#8217;artista capovolge il significato delle immagini vintage, accostando con leggerezza sagome e materiali; rende così la lotta tra gli uomini e il sangue un teatro di gesti e colori, sovvertendo e demistificando qualunque messaggio di violenza. In uno dei collages l&#8217;artista cita se stesso, con l&#8217;inserto di quell&#8217;opera Ring, da cui è nata l&#8217;evoluzione tematica successiva.<br />
In occasione del vernissage, l&#8217;11 aprile, Bielli darà vita a una performance nel solco tracciato dal suo artista-personaggio con le opere. Egli collocherà sulla parete di fondo della galleria sette sagome (di cui era prima rivestito), che idealmente rappresentano i vari tipi etnici umani. Tali sagome appese verranno percosse sonoramente da tredici medaglie. Infine l&#8217;artista-puglie si sfilerà e getterà dalla testa la corona della vittoria. Bielli intende sovvertire l&#8217;affanno per il successo che caratterizza il nostro agire contemporaneo, invitando il visitatore alla pace e alla gentilezza, a essere pugili dai guanti di velluto.<br />
Paolo Bielli (Roma, 1963). I viaggi e la vita nella Londra punk degli anni &#8217;80 ne hanno formato il carattere e il personaggio. Ha seguito i corsi dell&#8217;incisore Guido Strazza all&#8217;Accademia di Belle Arti di Roma. Le prime performances, sviluppate come happening intorno ad una figura dark, con azioni artistiche non preordinate, vedono la luce nel 1982: Bielli appare in locali alla moda, come la discoteca Much More ai Parioli. All&#8217;epoca si presenta con il nome di &#8220;Klaus&#8221; e viene fotografato da Mauro Baldrati in un servizio sulla rivista &#8220;Frigidaire&#8221; (n.34, settembre 1983), dal titolo Notti romane. Il giovane artista cerca la sua identità come un flâneur inquieto. Selezionato da Strazza, partecipa nel 1987 ad una collettiva di incisione a Biella: nasce il motivo del cerchio, ricorrente nella sua opera. Tra la fine degli anni &#8217;80 e gli anni &#8217;90, Bielli lavora alterando con interventi graffiti a spray le immagini patinate delle riviste glamour. Nel 2002 incontra il gallerista Enzo Mazzarella (Deliceto, Foggia 1957 &#8211; Roma, 2018) durante la mostra collettiva Droghe, che ha raccolto artisti contemporanei e nomi storici della Galleria Monserrato Arte &#8217;900, aperta due anni prima da Mazzarella, conoscitore dell&#8217;Arte italiana del XX secolo, e ideatore di mostre ironiche e controcorrente.<br />
Nella galleria di Mazzarella, l&#8217;artista tiene la prima personale nel 2005, dal titolo Sapone, suscitando l&#8217;interesse di critici e stampa. Pier Paolo Pancotto (su &#8220;L&#8217;Unità&#8221;, 4 ottobre 2005, &#8220;Quando il beauty business diventa arte&#8221;) scrive che l&#8217;artista romano &#8220;[rielabora] le tavole pubblicitarie di prodotti di bellezza. Su di esse Bielli è intervenuto col colore e vari elementi d&#8217;uso comune, comprese le puntine metalliche ed i coltelli, trasformando volti e corpi sensuali in maschere piene d&#8217;inquietudine&#8221;. E aggiunge: &#8220;[...] egli riflette sul valore dell&#8217;immagine e la celebrazione che di essa compiono quotidianamente i più diffusi mezzi di comunicazione. Al tempo stesso sottolinea il piacere sottile che si determina nell&#8217;abbandonarsi, anche solo per un momento, a questo universo fantastico fatto di emozioni superficiali&#8221;.<br />
In questi anni inizia a usare i coltelli come elementi espressivi: un&#8217;altra maschera indossata dall&#8217;artista, che allora si fa chiamare &#8220;Pittore killer&#8221;: è l&#8217;anno in cui espone da Electronic Art Cafè a Roma (2007), a cura di Achille Bonito Oliva. Nel 2009 crea i primi personaggi-sagome per lo spettacolo teatrale La donna uomo di Vladimir Luxuria. E sarà proprio Luxuria a segnalarlo a Vittorio Sgarbi per il Padiglione Italia nella 54° Biennale di Venezia, dove presenta l&#8217;opera Ring: un semplice cerchio composto dall&#8217;intreccio di comuni coltelli da cucina di tipo caimano. Nel 2012 nella mostra Ring, a cura di Enzo Mazzarella nella Palazzetto Art Gallery di Roma appaiono per la prima volta i pugili, idea derivata da quel cerchio di coltelli per la Biennale. Nei pugili in lotta sul (o nel) ring, l&#8217;artista mette in scena questo suo ultimo travestimento. Nelle vesti del lottatore partecipa nel 2014 al progetto del MAAM, a cura di Giorgio de Finis: si ritrae come un pugile, il rosso sangue diventa una tinta di smalti rossi e rosa tracciata sul rivestimento in mattonelle dell&#8217;ex fabbrica occupata, e inscena una lotta con se stesso, replicando l&#8217;immagine a specchio. Quando finisce di dipingere, Bielli indossa mutande e guantoni, inscenando un&#8217;azione prendendo a pugni la sua stessa sagoma dipinta.<br />
A qualche tempo prima risaliva la mia conoscenza personale con Enzo Mazzarella e con Paolo Bielli. Era il 4 marzo 2013; gallerista e artista danno vita ad una complessa azione teatrale, nell&#8217;occasione di una mostra dal titolo evocativo e ironico: Il gallerista fallito. Mazzarella non aveva remore nello sconvolgere i visitatori della galleria e nel giocare sui trionfi e le miserie del mondo dell&#8217;arte dal quale ha tratto linfa vitale fino al suo ultimo giorno, consumato troppo presto. Iniziavo a frequentare via di Monserrato, strada nella quale avrei aperto una galleria di lì a poco.</p>
<p>tratto dal testo critico di Andrea Iezzi</p>
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		<title>PAOLO BIELLI &#8211; Rosario Schibeci</title>
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		<pubDate>Sat, 20 May 2023 16:03:05 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>PAOLO BIELLI DAL CONTRASTO ALL’ARMONIA: Intervista a uno dei più accreditati artisti romani che con la sua opera fatta di pittura, scultura e installazioni, ha conquistato la critica e il pubblico di gallerie e musei<br />
30/09/2022<br />
Un disegno fatto da bambino sul retro della copertina di un vecchio libro è stata quasi l’immagine profetica di quello che poi è stato il percorso artistico di Paolo Bielli, l’artista romano che con la sua opera è riuscito a conquistare il pubblico di gallerie e musei nazionali oltre alla partecipazione di successo alla 54° Biennale di Venezia. Un indiano con la sua ascia e una fata con la bacchetta magica hanno rappresentato così, sin dall’infanzia, i due concetti su cui si fonda l’arte di Bielli, una lotta per affermare l’artista mitigata sempre dalla dolcezza in un’ottica di rappresentazione sia del male che del bene che possono essere presenti in ogni elemento e in ogni circostanza. Un contrasto, rappresentato ad inizio carriera con l’uso di coltelli culminato poi nella idealizzazione del personaggio del pugile realizzata sia con la materia che con performance del suo corpo. Ma è l’armonia quella che sempre viene ricercata soprattutto oggi che l’artista sembra orientato su una sfera molto più spirituale. Per anni i coltelli sono stati protagonisti delle tue opere. Cosa è stato che ne ha fatto una fonte di ispirazione? La prima volta che ho usato un coltello nella mia arte è stato per trafiggere una immagine di una bellissima donna che pubblicizzava un profumo. Quasi per caso mi sono trovato così a volere in qualche modo intaccare quei canoni estetici che dagli inizi del 900 si sono andati sempre più ad accentuare interessando sia l’immagine femminile che maschile. Quindi con i coltelli andavo a trasfigurare quelle immagini considerate positive solo perché ancorate ad un certo concetto di bellezza imposto dalla società nel tentativo di trovarne una più naturale che può fare parte di ognuno di noi e non sempre è ancorata all’estetica. A un certo punto, poi, la tua arte si è focalizzata sulla rappresentazione di pugili. Come si è verificata questa inversione di tendenza? E’ stato come se il coltello prendesse vita e si trasformasse in un pugile, una sorta di evoluzione avvenuta dopo un certo periodo di crisi dove cercavo nuove ispirazioni. Infatti, dovendo fare una mostra, pensai a dei personaggi che lottavano e che urlavano quello che avevano dentro. Vennero fuori così delle immagini di lottatori che sembravano proprio pugili in cui mi sono immedesimato perché il mio essere artista, proprio come un pugile, lotta per affermarsi. Non a caso il pugilato viene considerato un’arte nobile perché è una lotta senza l’uso di armi. Fra le mie opere più eclatanti quella realizzata al museo M.A.A.M ricavato da un edificio che era stato mattatoio di maiali. Sulle piastrelle bianche ho immaginato le anime dei maiali trucidati trasformate in pugili rosa che si ribellano quasi come se le figure si fossero materializzate dagli schizzi di sangue arrivati sulle mattonelle. Oggi posso dire che il pugile si è molto addolcito perché si è sovrapposto proprio con l’artista. Infatti i miei lavori più recenti sono immagini scontornate di pugili che racchiudono altre forme d’arte. Ti senti più un pittore astratto o figurativo? Ho cominciato con rappresentazioni astratte poi l’elemento figurativo finiva sempre per materializzarsi. Ho avuto periodi diversi però alla fine il figurativo ha finito per prevalere anche se, attualmente, unisco i due stili attraverso l’arte digitale, la scultura, il collage, la pittura. E poi c’è tutto l’universo delle installazioni in cui, anche attraverso il mio corpo, esprimo dei concetti in modo semplice. Per me installazione significa dare vita ad un quadro ovvero animare un’immagine che potrebbe essere statica, cercando di stimolare diverse percezioni da parte del pubblico. Infatti, apprezzo quando il pubblico riesce a vedere nelle mie opere qualcosa che era nel mio inconscio pur non avendoci pensato. Di installazioni ne hai fatte veramente molte e tutte di successo. Quale è la performance a cui ti senti più legato? Difficile a dire considerato che ogni installazione rappresenta qualcosa di me stesso. Però quella a cui rimango più legato è “Sapone” fatta nel 2005 alla galleria Monserratoarte900 a cura di Vincenzo Mazzarella. Una performance in cui denudandomi completamente, mi avvelenavo cospargendomi di una enorme quantità di diversi profumi commerciali. Un’idea che mi è valsa importanti critiche e riconoscimenti anche se il rovescio della medaglia è stato il fatto che il progetto è stato copiato e presentato da altri come proprio. Un rischio che, purtroppo, l’anima onesta di un artista deve sempre correre. Nelle tue opere spesso il presente interagisce con il passato. Da parte tua è forse il desiderio di rappresentare con la tua arte una certa continuità? Passato e presente possono essere molto simili. Infatti, alla fine, ci troviamo ad affrontare sempre gli stessi problemi per cui guardare alle soluzioni o agli sbagli del passato, ci può aiutare a migliorare il presente. Il passato affiora sempre, per questo tendo a rappresentarlo in qualche modo nelle mie opere magari con particolari o attraverso uno scenario. Credo sia molto importante non dimenticare quello che è successo nel passato per vivere meglio presente e futuro. Di recente hai fatto parte di “Niobe Vanity Dark Queen” lo spettacolo di successo deI regista Stefano Napoli. Ci vuoi parlare della tua esperienza di attore della Compagnia “Colori proibiti”? Assecondando la mia voglia di sperimentare sempre, mi proposi al regista Stefano Napoli per recitare in un suo spettacolo pensando che sarebbe stata un’esperienza unica quasi come una sfida per mettermi alla prova. Invece il ruolo di attore mi ha appassionato sempre di più soprattutto perché il teatro mi ha permesso di rivelare cose nascoste che avevo dentro e che fanno comunque parte del mio essere artista. Ho ripreso con &#8220;Niobe&#8221; a recitare dopo che avevo collaborato dal 2000 al 2007 con Stefano Napoli e la sua Compagnia “Colori proibiti”. Anche se il lavoro a volte può apparire faticoso, considerato che il regista è molto perfezionista, ci sono sempre mille emozioni che ripagano per tutti gli sforzi che si mettono in campo. C&#8217;è da dire che, anche se prendo ciascun ruolo sempre molto sul serio, riesco anche a divertirmi. E poi il teatro di Napoli ti trafigge e ti addolcisce quindi mi somiglia. Rosario Schibeci</p>
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		<title>incontrasto paolo bielli giorgio vulcano</title>
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		<pubDate>Sat, 20 May 2023 15:09:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dall’8 al 21 Maggio è stato presentato il Progetto Storiecontemporanee, a cura di Anna Cochetti, nello spazio Studio Ricerca e Documentazione di Via Poerio 16/B; è stata un’occasione per osservare dal vivo l&#8217;installazione site-specific di Paolo Bielli, &#8220;Incontrasto&#8221;, composta da immagini fotografiche e una performance, nate da un progetto originale per lo spazio romano ideato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dall’8 al 21 Maggio è stato presentato il Progetto Storiecontemporanee, a cura di Anna Cochetti, nello spazio Studio Ricerca e Documentazione di Via Poerio 16/B; è stata un’occasione per osservare dal vivo l&#8217;installazione site-specific di Paolo Bielli, &#8220;Incontrasto&#8221;, composta da immagini fotografiche e una performance, nate da un progetto originale per lo spazio romano ideato all&#8217;indomani della mostra alla G.A.M.<br />
Paolo Bielli con le sue “silhouette danzanti” vuole rendere l’idea dell’inconsistenza, dell’effimero, eppure altamente simbolico e rappresentativo, di ciò che nasce dall’eterno contrasto tra realtà opposte, quasi un gioco carico di mistero, tra luci e ombre, che come flebili fiamme ricordano le anime del Purgatorio descritte dal Sommo Poeta.<br />
Nelle immagini, deboli luci si caricano di enormi significati, simboleggiano la tensione di anime tormentate, divise tra contrastanti aspetti che la vita quotidianamente ci riserva; cosi le sagome inscritte in un cerchio, come in un ring immaginario, al centro della performance, rappresentano la lotta tra i pugili, tra donne e uomini, tra angeli e demoni.<br />
Scrive la curatrice Anna Cochetti a proposito delle fotografie : “Contro se stesse, il loro doppio e il loro sdoppiamento, in un gioco speculare di identità ricercate inseguite affermate e smentite, comunque coesistenti e inestricabili, quasi in fuga permanente dal ring e più ancora da se stesse, fluide e mobili nella mise en abyme che le fissa sui muri bianchi e da li le proietta nel centro vuoto dello spazio, di nuovo nel cerchio del ring, come riflessi cangianti di specchi, in una sorta di danza rituale esorcizzante il male da cui rinascere”.<br />
E ancora sull’installazione: “si fonda su una scelta tematica e linquistico-formale di coppie oppositive, a partire dal folgorante bianco/nero, al lacerante pieno/vuoto, al mimetico maschile/femminile, fino al contrasto artista/pugile”.<br />
Pertanto, una decina di silhouette e un centinaio di fotografie, nella installazione dell’artista, sono l’icona dell’incontro-scontro che delinea e contraddistingue da sempre la coscienza dell’essere pensante, e in questo contesto, le immagini in movimento, dentro e fuori il cerchio del ring, significano per l’autore Paolo Bielli anche l’anelito dell’uomo alla ricerca di se stesso, nel contrasto tra pieno e vuoto, tra libertà e dipendenza…<br />
La mostra si è completata con la gratificante conclusione del ritrovamento di sé, della propria realizzazione, attraverso una performance che ha visto l’artista interagire con dei fogli di carta sovrapposti, rigorosamente bianchi e neri. Una stratificazione simbolica del sé, fatta di contrasti, che necessita di continuo rinnovamento ed evoluzione, sulla scia del “se non distruggi, non crei.”  .<br />
Articolo di Giorgio Vulcano. </p>
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		<title>incontrasto paolo bielli &#8211; anna cochetti</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2022 21:19:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Paolo Bielli: “INCONTRASTO”, ovvero dell’effimero movimento… Effimeri movimenti di vuoti corpi danzanti animano l’“INCONTRASTO” di Paolo Bielli, quasi film d’ombre da lanterne magiche proiettate nel bianco/vuoto dello spazio. Silhouettes, singole o in coppia &#8211; la cui corporeità ha la consistenza delle fiammelle d’anime dantesche, o la realtà irreale dei riflessi del Minotauro nel labirinto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Paolo Bielli: “INCONTRASTO”, ovvero dell’effimero movimento…</p>
<p>Effimeri movimenti di vuoti corpi danzanti animano l’“INCONTRASTO” di Paolo Bielli, quasi film d’ombre da lanterne magiche proiettate nel bianco/vuoto dello spazio. </p>
<p>Silhouettes, singole o in coppia &#8211; la cui corporeità ha la consistenza delle fiammelle d’anime dantesche, o la realtà irreale dei riflessi del Minotauro nel labirinto di Dürrenmatt &#8211; che si dibattono, a fingere un rituale combattimento, che li liberi dal sortilegio o dalla dannazione, dall’involucro o dalle catene, e renda loro la pienezza del loro essere.</p>
<p>Un cerchio al centro, a simulare lo spazio concentrato di un ring, al tempo stesso focus e oculus di un universo rovesciato, abitato e mosso da un centinaio di immagini fotografiche e da una decina di grandi sagome, silhouettes metamorfiche di pugili, uomini e donne e/o fantasmi e demoni, in bianco e nero che, isolate e chiuse all’interno del ring, conducono il loro solitario e inesausto combattimento. </p>
<p>Contro se stesse, il loro doppio e il loro sdoppiamento, in un gioco speculare di identità ricercate inseguite affermate e smentite, comunque coesistenti e inestricabili, quasi in fuga permanente dal ring e più ancora da se stesse, fluide e mobili nella mise en abyme che le fissa sui muri bianchi e da lì le proietta nel centro vuoto dello spazio, di nuovo nel cerchio del ring, come riflessi cangianti di specchi, in una sorta di danza rituale esorcizzante il male da cui rinascere.</p>
<p>Laddove l’“INCONTRASTO” è il nodo concettuale su cui la nuova installazione di Paolo Bielli si fonda, scelta tematica e linguistico-formale di coppie oppositive, a partire dal folgorante bianco/nero, al lacerante pieno/vuoto, al mimetico maschile/femminile, fino al contrasto artista/pugile.</p>
<p>L’“INCONTRASTO” essendo infine la cifra dell’essere artista di Paolo Bielli, il combattimento con se stesso, da vincere costi quel che costi, a riguadagnare la superiore unità del Sé e del Tutto. </p>
<p>Anna Cochetti </p>
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		<title>sapone- paolo bielli</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2021 19:21:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia dell’arte è costellata di episodi non molto edificanti sin dagli albori delle manifestazioni artistiche. Infatti, una minaccia si insediava ogni qual volta si creava un’opera artistica, cioè che prima o poi qualcuno la copiasse. Non è cosa rara trovare un’opera uguale o simile a quella originale, che magari sarà venduta a caro prezzo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> La storia dell’arte è costellata di episodi non molto edificanti sin dagli albori delle manifestazioni artistiche. Infatti, una minaccia si insediava ogni qual volta si creava un’opera artistica, cioè che prima o poi qualcuno la copiasse.  Non è cosa rara trovare un’opera uguale o simile a quella  originale,  che magari sarà venduta a caro prezzo.</p>
<p>Per l’appunto passeggiando per Roma mi è capitato di vedere dei manifesti affissi al muro che mi ricordavano “Dal Bello” opera di Paolo Bielli un artista romano che nel 2005 fece la mostra intitolata  “Sapone” alla galleria Monserrato arte 900 di Vincenzo Mazzarella a Via Monserrato nel centro di Roma.   Con grande stupore, visto il tempo trascorso, erano li davanti a me e, in mala fede, pensai fossero delle copie. Con grande stupore notai che la firma posta in calce corrispondeva proprio a Paolo Bielli che al telefono mi confermò essere le sue. Un caso al contrario: le opere non sono copiate ma sono degli originali dell’autore che le ha inventate. Un caso buffo per me che credevo di vedere l’ennesimo plagio ma  non lo è stato per Paolo Bielli che mi ha riferito che un altro artista ne aveva fatte di simili usando la stessa tecnica, l’effetto spray che tanto caratterizzano queste opere.</p>
<p>“Sapone” è un idea accattivante, a suo tempo assistetti anche alla performance, dove per certi versi Paolo Bielli superava se stesso come efficacia scenica rispetto a quei visi da lui rappresentati su carta, una sfortuna per chi non è riuscito a vedere quella mitica performance. Ma sentiamo cosa mi ha detto l’artista Paolo Bielli al telefono: << Ho cominciato negli anni 80 mentre sfogliavo riviste di moda a deformare sfigurando con bombolette spray i volti bellissimi di modelli e modelle delle pubblicità di profumi, cosmetici e abiti di moda. Andando a creare un nuovo tipo di bellezza e non quella imposta dal mercato per attirare e vendere.  Non sono contrario alla bellezza come perfezione, il mio é un gioco ironico per rovesciare quello che tanto ci attrae e restituire con pochi gesti opere conturbanti ed inquietanti, meno da capogiro ma sicuramente arricchite di mistero. Sono l’unico che ha pensato ad una operazione del genere e già dalla seconda metà degli anni 90 ho cominciato ad intervenire sulle tavole dei profumi e cosmetici che possiamo ammirare nelle vetrine dei negozi…. e finalmente nel 2004 ho avuto la possibilità di esporre due di questi lavori partecipando ad una collettiva nel giorno della notte bianca. Mentre nel 2005 ho realizzato la mia prima personale dal titolo “Sapone” nella medesima e mitica Galleria Monserrato Arte 900 di Roma. Già dopo un paio di anni, qualcuno a pensato bene di appropriarsi ingiustamente di questa mia piccola genialità facendola sua. Plagio? Direi proprio di si. Però oggi ho voglia di svelare mostrando parte di questi primi lavori rimasti nel cassetto, quindi inediti. Visto il periodo confuso ed offuscato da questa pandemia che tutto sembra mescolare tra lo smog di Roma che confonde il bene col male, ma che a volte ci restituisce un po’di verità>>     </p>
<p>      Non è bello sentire cose del genere indipendentemente che sia un amico o no, usare idee degli altri per ottenere successo è molto truffaldino. Penso che non sono pochi gli artisti che si vedono defraudati di un’ idea e ciò dispiace.</p>
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		<title>paolo bielli / galleria d&#8217;arte moderna / franco di matteo</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jun 2019 13:55:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL PUGILE ARTISTA E L’ARTISTA ATLETA Sin dalla sua prima performance dedicata all’arte della boxe, Paolo Bielli ne ha captato l’estetica e la spettacolarità, evidenziandone l’aspetto cromatico. Dal rituale della pesa, all’entrata, dai pantaloncini ai guantoni, fino alla vestaglia- manto del finale, tutto avveniva in una seducente gamma di sfumature viola, essendo il rivale ‘una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolobielli.it/wp-content/uploads/2019/06/4.jpg"><img src="http://www.paolobielli.it/wp-content/uploads/2019/06/4-150x150.jpg" alt="" title="vuoto/pieno" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-2640" /></a>IL PUGILE ARTISTA E L’ARTISTA ATLETA</p>
<p>Sin dalla sua prima performance dedicata all’arte della boxe, Paolo Bielli ne ha captato l’estetica e la spettacolarità, evidenziandone l’aspetto cromatico. Dal rituale della pesa, all’entrata, dai pantaloncini ai guantoni, fino alla vestaglia- manto del finale, tutto avveniva in una seducente gamma di sfumature viola, essendo il rivale ‘una rivale’. In un’altra successiva, predominava in un vortice di immagini di pugili, il colore rosso, con l’artista che stramazzava al suolo in un effetto corrida. Questa volta invece la messa in scena è stata asetticamente basata sul non colore, anche se il bianco e nero sono colori. Il suo pugile estetico, nella recente performance alla GAM, Galleria comunale d’Arte Moderna, appariva tutto in uno smagliante bianco e nero, tra la rarefatta eleganza delle statue di bronzo  degli anni’30 sul bianco sfondo di una parete affollata da una composizione  di grandi silhouettes di pugili, le cui vuote sagome tappezzavano un ring  rettangolare  nel chiostro del museo, che richiamava sia i pavimenti intarsiati della romanità, che quelli musivi con gli atleti di Gino Severini all’Eur. All’irruzione nel ring del pugile Bielli guerrescamente bardato tra le sue sagome improntate ad una scultorea classicità, ma anche ai preziosismi della Wiener Werkstätte, seguiva una carica di scazzottature  che man mano si espandevano nell’ambiente, e nel furore dei colpi, egli metteva a tappeto, è il caso di dirlo, le vuote sagome dei pugili, facendole poi volare in una semantica sfida al bianco e nero/pieno, vuoto. Paolo Bielli è un’artista prettamente romano,  che dimostra di aver  sempre più metabolizzato  la classicità. E’ un gladiatore  che non uccide  ne viene ucciso, poiché i suoi colpi sono diretti al significante  dell’operare artistico, nonostante le sue performance si concludono sempre con le mani alzate in segno di vittoria, e in questo caso innalzando  in aria enormi coppe e poi rovesciandosene  addosso il contenuto; una pioggia di cassette magnetiche in bianco e nero, contenenti registrazioni di combattimenti.  André Breton ha esaltato il poeta pugile Artur Cravan, e lo stesso fece Cocteau divenendo coach di un pugile suo protetto. La performance di Bielli tesa a smaterializzare la lotta e a far levitare  il peso  &#8211; Piuma, Walter – è arrivata a siglare la prima parte di una stagione tutta dedicata ad aspetti della creativita al femminile, di cui la Gam  conserva notevoli  testimonianze.<br />
Franco Di Matteo</p>
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		<title>paolo bielli &#8211; fabio benzi</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2019 12:56:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le opere di Paolo Bielli hanno una costante visiva decisamente neo-pop, cioè in quella direzione di immaginario allusivo della generazione post-warholiana che rende introversa e anche autobiografica la cifra nitida e stagliata delle forme architettoniche, grafiche, pubblicitarie, di design, diffuse nei dettagli delle metropoli, umanizzandole però e quasi riappropriandosene psicologicamente. A queste forme egli lega [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Le opere di Paolo Bielli hanno una costante visiva decisamente neo-pop, cioè in quella direzione di immaginario allusivo della generazione post-warholiana che rende introversa e anche autobiografica la cifra nitida e stagliata delle forme architettoniche, grafiche, pubblicitarie, di design, diffuse nei dettagli delle metropoli, umanizzandole però e quasi riappropriandosene psicologicamente. A queste forme egli lega sempre un’allusione spesso esplicita alla mutilazione, al taglio, al feticismo, ma in forma anch’essa umanizzata e poeticizzata. Non sfuggono a questa costante neppure le ultime pitture, scevre dagli oggetti taglienti e appuntiti che le caratterizzavano finora (coltelli, puntine, in cui il colore brillante della plastica addolciva e rendeva giocosa la minaccia tagliente del metallo cromato): le immagini di tronchi contorti e tagliati, mutilati anch’essi ma sempre vogliosi di rigerminare dalle loro contorsioni.<br />
Fabio Benzi </p>
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		<title>paolo bielli &#8211; Gli Esiliati in cielo &#8211; Vincenzo Mazzarella</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jan 2018 17:52:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OPUS PAOLO BIELLI a cura di Roberta Giulieni e Vincenzo Mazzarella Domenica 28 Gennaio 2018 ore 18.00 Galleria MonserratoArte900 via di Monserrato 14 Roma dal 28 gennaio al 24 febbraio da lunedì a venerdì 16-20 sabato 10-13 In questa mostra Paolo Bielli dimostra il suo enorme talento nel cercare di rappresentare tutti i personaggi, sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OPUS PAOLO BIELLI</p>
<p>a cura di<br />
Roberta Giulieni e Vincenzo Mazzarella</p>
<p>Domenica 28 Gennaio 2018 ore 18.00<br />
Galleria MonserratoArte900<br />
via di Monserrato 14 Roma</p>
<p>dal 28 gennaio al 24 febbraio<br />
da lunedì a venerdì 16-20 sabato 10-13</p>
<p>In questa mostra Paolo Bielli dimostra il suo enorme talento<br />
nel cercare di rappresentare tutti i personaggi, sia del sogno suo che reali.<br />
Tutti esiliati nel cielo dove aspettano le Ore per capire la loro destinazione.<br />
Questo è sublime, è l&#8217;attesa dell&#8217;Eternità,<br />
chi la vuole l&#8217;avrà, chi non la vuole avrà una casetta di marzapane<br />
o berrà un piccolo tè col gin.<br />
Paolo è riuscito a rendere questa attesa sublime.<br />
Tutti aspettano un&#8217;indicazione, la Stella Cometa.<br />
Paolo ha fatto delle opere in cui gli esiliati<br />
aspettano Perseo che libera Andromaca dalle rocce<br />
prima che il mostro avanzi e soprattutto rappresenta ciò<br />
che non è mai stato rappresentato che è l&#8217;eterno Esilio.<br />
Auguro al nuovo artista rinato di contemplare sempre la realtà<br />
che è come contemplare gli occhi di Dio.</p>
<p>Anno Domine S. Genoveffa 3 Gennaio 2018<br />
Vincenzo Mazzarella</p>
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		<title>Gianluca Marziani &#8211; Paolo Bielli</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Nov 2017 11:15:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una figurazione intelligente, elaborata con passo mimetico e strategico, inserita nella biologia del luogo secondo un&#8217;aggregazione dal modus cellulare. Cronomovimenti da fermo attorno ad un cerchio dal sentore nipponico e dagli archetipi aperti. Gesti che muovono il muro oltre la &#8220;barriera&#8221; del puro sguardo. Gianluca Marziani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una figurazione intelligente, elaborata con passo mimetico e strategico, inserita nella biologia del luogo secondo un&#8217;aggregazione dal modus cellulare.<br />
Cronomovimenti da fermo attorno ad un cerchio dal sentore nipponico e dagli archetipi aperti. Gesti che muovono il muro oltre la &#8220;barriera&#8221; del puro sguardo.</p>
<p>Gianluca Marziani</p>
]]></content:encoded>
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